Il tuo 3PL dice di essere green: tre domande che distinguono i fatti dalle dichiarazioni

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In short: Quasi tutti i magazzini hanno i pannelli, pochi sanno dire quanta energia consumano. Tre domande per valutare un 3PL, con sei anni di dati NTL Express.

📅 Agosto 30, 2026  •  ⏱️ 11 min read

Nella valutazione di un operatore logistico è comparsa da qualche anno una voce in più. Accanto a tariffe, tempi di consegna e copertura geografica c’è la sostenibilità ambientale, con una differenza rispetto alle altre: le prime tre si confrontano con dei numeri, la quarta quasi sempre con delle dichiarazioni.

La differenza ha smesso di essere teorica quando i clienti hanno cominciato a chiedere conto. Se lavori con aziende strutturate, prima o poi il loro ufficio acquisti ti chiede le emissioni di CO₂ generate dalle spedizioni dell’anno precedente, perché deve chiudere il proprio bilancio di sostenibilità. Quel dato non nasce nella tua azienda: nasce da chi movimenta la merce. Se il tuo operatore non è in grado di produrlo, il problema si sposta su di te.

È a quel punto che si scopre la distanza tra avere un impianto fotovoltaico sul tetto e saper rispondere a quella domanda. Il fornitore invia la potenza installata e l’anno della certificazione ISO: due informazioni che non c’entrano con quanto è stato chiesto. Valutare un 3PL sostenibile richiede indicatori diversi da quelli che compaiono nelle presentazioni commerciali.

Esistono tre domande che, poste prima di firmare, anticipano con che tipo di operatore hai a che fare. Le trovi qui sotto, insieme ai dati di sei anni degli impianti NTL Express: senza numeri veri a fianco, un elenco di domande resta un esercizio.

3PL sostenibile: avere i pannelli non è più un dato distintivo

Nel 2024 l’Italia ha installato oltre 6.000 MW di nuova potenza fotovoltaica, in crescita del 15% sull’anno precedente, secondo il Renewable Energy Report del Politecnico di Milano. Il tetto di un capannone logistico è la superficie più ovvia del Paese su cui installare un impianto: è ampia, è piatta, non ha vincoli paesaggistici e appartiene a un’azienda che consuma energia tutto l’anno.

Il risultato è che il fotovoltaico ha smesso di essere un segnale di distinzione. Se dieci anni fa individuava le aziende più avanti, oggi è vicino a un requisito di base. Lo stesso sta accadendo alle infrastrutture di ricarica: l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” rileva che nel 2025 il 45% dei siti logistici ha sviluppato infrastrutture per la mobilità sostenibile al proprio interno, ed è la voce del green building cresciuta di più.

Quando una dotazione ce l’hanno quasi tutti, smette di essere un criterio di scelta. Per distinguere serve guardare come viene usata.

Prima domanda: qual è la percentuale di autoconsumo?

È la domanda che separa immediatamente chi misura da chi comunica.

Un impianto fotovoltaico produce quando c’è il sole, cioè spesso quando il magazzino ha meno bisogno di energia: nei fine settimana, nelle ore centrali di agosto, nei giorni di fermo. Quell’energia non va perduta, viene immessa in rete. Ma un’azienda che cede in rete la maggior parte di ciò che produce non ha ridotto granché le proprie emissioni: continua ad acquistare dalla rete l’energia che consuma davvero, la sera e nelle giornate coperte.

Il magazzino resta uno dei nodi meno presidiati dell’intero ciclo logistico: stoccaggio, imballaggio, trasporto e reportistica vanno tutti ripensati in chiave ambientale, ma l’energia che alimenta le infrastrutture è la voce su cui è più facile dichiarare senza misurare.

La percentuale di autoconsumo è la quota di energia prodotta che viene consumata nel sito dove nasce. È l’unico indicatore che dice quanto quell’impianto stia effettivamente decarbonizzando quel magazzino.

Le risposte di chi non misura

  • “Abbiamo un impianto da 300 kW di picco”
  • “Copriamo circa un terzo del fabbisogno”
  • “Siamo alimentati al 100% da fonti rinnovabili”
  • “L’impianto produce X kWh l’anno”

Sono affermazioni sulla potenza installata o sull’energia acquistata. Nessuna indica quanta energia autoprodotta alimenti davvero carrelli, illuminazione e mezzi.

Le risposte di chi misura

  • Il dato di autoconsumo per singola sede, non aggregato
  • La serie storica di più anni, non solo l’ultimo
  • I kWh in valore assoluto accanto alla percentuale
  • Una spiegazione per gli anni in cui il dato peggiora

Un operatore che fornisce anche gli anni meno favorevoli è un operatore che quei numeri li legge realmente.

Perché “energia 100% rinnovabile” non è la stessa cosa

Molte aziende dichiarano di utilizzare energia interamente rinnovabile. Nella maggior parte dei casi significa che il fornitore acquista Garanzie d’Origine, i certificati elettronici rilasciati dal GSE che attestano la provenienza rinnovabile dell’energia immessa in rete, nella misura di un titolo per ogni MWh.

È uno strumento legittimo e utile: nel calcolo delle emissioni Scope 2 con metodo market-based azzera il fattore emissivo dell’energia acquistata. Ma resta un’operazione contabile, non fisica. L’elettricità che arriva al magazzino è quella della rete nazionale, con il mix che ha in quel momento.

L’autoproduzione consumata in loco è un’altra cosa: è energia che non viene prelevata. La differenza emerge quando si chiede di dimostrare le due affermazioni. La prima si dimostra con un certificato di annullamento, la seconda con un contatore.

I numeri degli impianti NTL Express

Chiedere dati a un fornitore e essere disposti a fornire i propri sono la stessa cosa. Questi sono i nostri, sede per sede.

La Spezia: sette anni di rilevazioni

Anno Prodotta (kWh) Autoconsumata (kWh) Ceduta in rete (kWh) % autoconsumo
2020 49.807 15.409 34.398 30,9%
2021 128.728 39.150 82.858 30,4%
2022 130.766 42.992 87.774 32,9%
2023 119.675 48.207 71.468 40,3%
2024 85.685 45.313 40.372 52,9%
2025 121.118 59.846 61.272 49,4%
2026* 83.236 39.755 43.481 47,8%
Totale 719.020 290.674 421.625 40,4%

*2026: dati parziali, rilevazione in corso d’anno.

Una precisazione necessaria, perché salta all’occhio a chiunque legga la tabella con attenzione: il 52,9% del 2024 non è il nostro anno migliore. È il rapporto più alto della serie perché la produzione è stata sensibilmente inferiore, quindi il denominatore si è ristretto. L’anno migliore è il 2025, con 59.846 kWh autoconsumati in valore assoluto, il massimo del periodo.

È la lettura da applicare a qualsiasi dato di autoconsumo, incluso quello del fornitore che stai valutando. Una percentuale che sale mentre i kWh scendono non è un miglioramento.

I tre impianti a confronto

Impianto Periodo Prodotta (kWh) Autoconsumata (kWh) % autoconsumo
La Spezia 2020–2026 719.020 290.674 40,4%
Massa Logistica 1 2024–2026 262.510 77.895 29,7%
Massa Logistica 2 2024–2026 332.717 128.886 38,7%
Totale 1.314.248 497.456 37,9%

Anche qui senza selezione dei dati favorevoli: Massa Logistica 1 si ferma al 29,7% ed è il nostro impianto meno efficiente sul fronte dell’autoconsumo, per via di un profilo di carico diverso dagli altri due. È una delle voci su cui stiamo lavorando. Un fornitore che presenta soltanto la media aggregata sta risparmiando al cliente esattamente questo tipo di informazione.

Seconda domanda: quanti mezzi elettrici, e quante colonnine per mezzo?

Qui c’è il passaggio che rende leggibile tutto il resto, ed è controintuitivo rispetto all’ordine con cui di solito si ragiona sulla sostenibilità.

Guardando di nuovo la colonna dell’autoconsumo di La Spezia: dal 2020 al 2022 resta tra il 30% e il 33%. Dal 2023 non scende più sotto il 40%. L’impianto è lo stesso e i pannelli non sono migliorati.

È arrivata la flotta elettrica.

I furgoni si ricaricano di giorno, nelle ore in cui l’impianto produce e in cui il magazzino da solo non riuscirebbe ad assorbire. Energia che prima veniva ceduta alla rete oggi sostituisce gasolio. Il fotovoltaico non è diventato più efficiente: ha trovato qualcosa da alimentare.

È il motivo per cui le prime due domande vanno poste insieme. Un magazzino con i pannelli e senza mezzi elettrici cede in rete gran parte della produzione. Una flotta elettrica ricaricata da rete tradizionale sposta le emissioni dallo scarico alla centrale. I due investimenti rendono solo se stanno nello stesso luogo.

La configurazione attuale nelle tre sedi:

Sede Wallbox in funzione
La Spezia 19
Massa 11
Lucca 18
Totale 48

A fronte di 40 mezzi elettrici complessivi. Il rapporto è superiore a uno: i punti di ricarica sono più numerosi dei veicoli.

Non è un dettaglio tecnico. Quando le colonnine sono meno dei mezzi si formano code di ricarica, e le code si risolvono spostando le ricariche alla sera o alla notte, cioè fuori dalle ore di produzione fotovoltaica. Un’infrastruttura sottodimensionata annulla il vantaggio dell’autoconsumo. La domanda utile riguarda il rapporto, non il numero assoluto.

Quanto vale in termini di emissioni

L’ISPRA pubblica annualmente i fattori di emissione nazionali per la produzione e il consumo di energia elettrica, in attuazione del DM MASE 224/2023. A seconda del fattore applicato — e la scelta non è neutra, perché il valore cambia tra produzione e consumo e varia per area geografica — il riferimento per l’Italia si colloca in un intervallo indicativo tra 0,21 e 0,26 kg di CO₂ per kWh.

Applicandolo ai dati sopra:

  • 1.314.248 kWh prodotti dal 2020: tra 275 e 340 tonnellate di CO₂ evitate al sistema elettrico
  • 497.456 kWh autoconsumati: tra 105 e 130 tonnellate di CO₂ non prelevate dalla rete per alimentare magazzini e mezzi

Due valori distinti, perché rispondono a domande diverse. Il primo è il contributo alla rete nazionale e può rivendicarlo chiunque possieda un impianto. Il secondo è la riduzione effettiva del prelievo, ed è quello che entra nel calcolo delle emissioni di chi affida la merce.

L’intervallo è voluto. Chi presenta una quantità di CO₂ evitata con due decimali senza dichiarare quale fattore ha applicato sta offrendo una precisione che non possiede.

Terza domanda: con quale metodo calcolate le emissioni delle spedizioni?

Le prime due domande riguardano l’infrastruttura. La terza riguarda la capacità di tradurla in un dato utilizzabile nel tuo bilancio.

Dal 1° giugno 2026 chi dichiara le emissioni dei trasporti deve calcolarle secondo lo standard EN ISO 14083. È il punto in cui un magazzino ben attrezzato e un magazzino ben attrezzato e misurato smettono di somigliarsi: il primo invia una stima costruita su medie di settore, il secondo un report riferito alle tue tratte.

Abbiamo trattato il passaggio in modo esteso in Logistica e inquinamento: come rispondere quando un cliente chiede i dati sulle emissioni, dove trovi quali informazioni servono e in quanto tempo un operatore strutturato dovrebbe consegnarle.

Le tre domande, in ordine

1 Qual è la percentuale di autoconsumo dei vostri impianti, per sede e per anno?
Se arriva la potenza installata al posto dell’autoconsumo, la risposta è già arrivata. Se arriva una media aggregata, chiedi il dettaglio: è lì che si collocano le sedi più deboli.

2 Quanti mezzi elettrici avete e quanti punti di ricarica per mezzo?
Il rapporto conta più del numero assoluto. Sotto l’uno a uno le ricariche slittano fuori dalle ore di produzione solare e il vantaggio ambientale si assottiglia.

3 Con quale metodologia calcolate le emissioni delle mie spedizioni, e in quanti giorni le consegnate?
Una risposta completa contiene la sigla ISO 14083 e un numero di giorni. Se contiene “possiamo fare una stima”, metti in conto di doverla giustificare tu al tuo cliente.

Un criterio pratico: poni le tre domande via email, non in riunione. Un operatore che misura risponde per iscritto con dei numeri. Un operatore che non misura propone una call.

Cinque anni fa erano promesse

Nel 2021 NTL Express aveva annunciato un piano preciso: 25 punti di ricarica da installare, 20 veicoli elettrici in arrivo, il relamping delle sedi da completare. Erano obiettivi dichiarati, esattamente come quelli che si leggono oggi sulle pagine dei fornitori in valutazione.

A distanza di anni le wallbox in funzione sono 48 e i mezzi elettrici 40, più del doppio di quanto annunciato. Gli impianti hanno prodotto oltre 1,3 GWh, di cui il 37,9% consumato in sede, con l’impianto storico stabilmente sopra il 47% negli ultimi due anni. Un impianto sta sotto la media ed è scritto sopra.

Questo è il livello di dettaglio che ha senso pretendere da un partner logistico, perché è quello che serve quando il dato lo chiede qualcun altro. Se stai valutando un operatore e non ottieni risposte alle tre domande, hai comunque ricavato un’informazione utile.

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Domande frequenti

Cosa significa percentuale di autoconsumo di un impianto fotovoltaico?

È la quota di energia prodotta dall’impianto che viene consumata direttamente nel sito dove è installato, invece di essere immessa nella rete elettrica. Un impianto con autoconsumo al 30% cede in rete sette decimi di quello che produce. È l’indicatore che misura quanto quell’impianto stia realmente riducendo i prelievi di quella sede.

Che differenza c’è tra energia rinnovabile acquistata e energia autoprodotta?

L’energia acquistata come rinnovabile è certificata dalle Garanzie d’Origine rilasciate dal GSE, un titolo per ogni MWh prodotto da fonte rinnovabile e immesso in rete. È un meccanismo contabile valido per il calcolo delle emissioni Scope 2 con metodo market-based, ma l’energia che arriva fisicamente al sito resta quella del mix di rete. L’energia autoprodotta e autoconsumata, invece, riduce concretamente il prelievo dalla rete.

Quanti punti di ricarica servono per una flotta elettrica in un magazzino?

Il riferimento utile è il rapporto tra punti di ricarica e mezzi, non il numero assoluto. Sotto il rapporto di uno a uno si creano code che spostano le ricariche nelle ore serali o notturne, fuori dalla finestra di produzione fotovoltaica: il vantaggio dell’autoconsumo si riduce. Nelle sedi NTL Express le wallbox in funzione sono 48 a fronte di 40 mezzi elettrici.

Quali dati chiedere a un 3PL per il proprio bilancio di sostenibilità?

Tre in particolare: la percentuale di autoconsumo degli impianti fotovoltaici dettagliata per sede e per anno, il numero di mezzi elettrici con il relativo rapporto di punti di ricarica, e la metodologia con cui vengono calcolate le emissioni delle spedizioni, che dal 1° giugno 2026 deve seguire lo standard EN ISO 14083. Vanno richiesti per iscritto e con i tempi di consegna.

Perché una percentuale di autoconsumo alta non è sempre un buon segno?

Perché è un rapporto: sale anche quando la produzione cala. Nel 2024 l’impianto NTL Express di La Spezia ha registrato il 52,9% di autoconsumo, il valore più alto della serie, a fronte di una produzione sensibilmente inferiore all’anno precedente. Il dato va sempre letto insieme ai kWh autoconsumati in valore assoluto.

Nota metodologica: i dati riportati derivano dai contatori degli impianti fotovoltaici NTL Express di La Spezia e Massa. I valori 2026 sono parziali e riferiti alla rilevazione in corso d’anno. Sul totale del periodo, la somma di energia autoconsumata e ceduta presenta uno scarto inferiore all’1% rispetto alla produzione rilevata, imputabile a perdite di conversione e disallineamenti di lettura.

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