Decreto imballaggi 2026: devi occupartene tu o ci pensa il tuo 3PL?

PPWR 2026: cosa devi verificare prima del 12 agosto

In short: Decreto imballaggi 2026: cosa cambia per chi spedisce online dal 12 agosto. Sanzioni, obblighi e come verificare se il tuo 3PL è pronto.

📅 Luglio 16, 2026  •  ⏱️ 8 min read


Sì, devi occupartene anche tu. Il Regolamento UE 2025/40 diventa operativo dal 12 agosto 2026 e la responsabilità resta di chi vende il prodotto, non solo di chi lo imballa. Il tuo magazzino può scegliere i materiali, ma il rischio in caso di controllo ricade sul tuo marchio.

Elena gestisce la logistica di un marchio che vende complementi d’arredo e accessori per la casa online, in Italia e in alcuni mercati europei. Riceve una mail dal fornitore logistico che parla di “nuovi obblighi documentali sugli imballaggi”. La prima reazione è archiviarla come l’ennesima scocciatura burocratica. Ha già abbastanza cose a cui pensare: ordini da evadere, resi da gestire, un magazzino che deve girare tutti i giorni. Poi legge meglio: si parla di sanzioni, di blocco delle spedizioni, di materiali non conformi. La domanda che le viene in mente non è “cos’è il PPWR”. È più semplice: chi deve muoversi, lei o il suo magazzino?

Devo occuparmene io o ci pensa il mio magazzino?

La legge chiama “fabbricante” chi mette il prodotto sul mercato con il proprio marchio. Non chi produce fisicamente la scatola. Se vendi cosmetici, accessori o attrezzatura con il tuo brand, sei tu il fabbricante agli occhi del regolamento. Vale anche se l’imballaggio lo sceglie e lo applica un fornitore esterno.

Questo non significa che devi diventare un esperto di normativa ambientale. Significa che non puoi delegare tutto senza controllare. Un 3PL che ha già iniziato ad adeguarsi ti protegge. Uno che non se ne è ancora occupato scarica il rischio su di te, senza che tu lo sappia. Nella pratica quotidiana la differenza si vede quando arriva una verifica, non prima. A quel punto è tardi per correre ai ripari, e i tempi di reazione contano quanto la sostanza.

Cosa cambia rispetto a quello che sai già sul PPWR

Se hai già letto qualcosa sul PPWR, probabilmente conosci il quadro generale: cos’è, perché nasce, quali obiettivi persegue l’Unione Europea. Lo trovi nel nostro articolo di riferimento sul PPWR, che resta valido per la parte generale.

Qui ci concentriamo su due cose nuove che quell’articolo non copriva. La prima: il regolamento europeo diventa operativo tra poche settimane, non è più un’ipotesi lontana. La seconda: l’Italia ha avviato il proprio decreto legislativo per definire sanzioni e controlli, con la legge n. 36 del 17 marzo 2026. Il Governo ha otto mesi di tempo per completarlo. Fino a quel momento le regole sul come verrai controllato in Italia restano parzialmente aperte.

Cosa non puoi più fare da agosto

Gli imballaggi pesano per circa il 36% sui rifiuti solidi urbani prodotti in Europa. È il numero che spiega perché Bruxelles ha deciso di stringere le maglie, invece di continuare con raccomandazioni generiche.

I materiali che non passano più il controllo

Dal 12 agosto 2026 non puoi vendere imballaggi a contatto con alimenti che superano i limiti fissati per le sostanze PFAS. Se hai già scorte in magazzino, puoi ancora venderle. Non puoi però produrne di nuove dopo quella data. Restano fermi anche i limiti sui metalli pesanti: piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente non possono superare 100 mg/kg.

Le scatole che rischiano di finire fuori mercato

Il regolamento classifica gli imballaggi in tre classi di riciclabilità: A, B e C. Sotto la soglia del 70% di materiale effettivamente riciclabile, l’imballaggio non rientra in nessuna classe e dal 2030 non potrà più essere immesso sul mercato. Dal 2030 la progettazione dovrà guardare al riciclo fin dall’inizio. Dal 2038 saranno ammessi solo i gradi A e B.

Lo spazio vuoto che ti costerà caro

Dal 2030 il vuoto in una scatola non potrà superare il 50% del volume totale. Nel conteggio rientrano cuscini d’aria, carta di riempimento e pluriball. Se oggi spedisci prodotti piccoli in scatole grandi “per sicurezza”, è il momento di rivedere i formati.

Cosa rischi se non fai niente

In Italia il controllo passerà probabilmente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con ISPRA per gli aspetti tecnici. CONAI resta il riferimento per la gestione del fine vita degli imballaggi, come già oggi.

Le sanzioni in arrivo con il decreto italiano

Il decreto legislativo dovrà definire l’importo esatto delle multe entro il 12 febbraio 2027, quando l’Italia comunicherà ufficialmente il proprio sistema sanzionatorio a Bruxelles. Oggi il Testo Unico Ambientale prevede multe da 5.200 a 40.000 euro per violazioni sull’etichettatura ambientale. È ragionevole aspettarsi cifre simili o superiori per le violazioni PPWR. Oltre alla multa, la conseguenza peggiore resta il blocco delle vendite. Per chi vende online significa ordini fermi, resi forzati e clienti che non tornano. Non è un rischio ipotetico da manuale: è un fermo operativo che si sente subito sul fatturato del mese.

Cosa succede e quando, per chi spedisce online
Data Cosa scatta Cosa significa per te
12 agosto 2026 Il regolamento si applica: divieto PFAS negli imballaggi alimentari, limiti sui metalli pesanti Controlla subito cosa usa il tuo 3PL
12 febbraio 2027 L’Italia comunica a Bruxelles le proprie sanzioni Il rischio economico diventa un numero preciso
12 agosto 2028 Etichettatura ambientale uguale in tutta Europa Possibile aggiornamento di packaging e schede prodotto
1 gennaio 2030 Tetto del 50% di spazio vuoto, obbligo di minimizzazione, riciclabilità A-B-C Da rivedere formati e fornitori di scatole

Il tuo 3PL è già pronto, o stai per scoprirlo nel modo peggiore?

Elena non lascia la mail nella cartella “da leggere con calma”. Scrive subito al proprio referente in magazzino una domanda diretta: avete già mappato i materiali di imballaggio che usate per le nostre spedizioni? La risposta arriva vaga: “ci lavoriamo, torniamo a breve”. Non le basta. Chiede una data precisa e un referente unico per il tema, invece di lasciare la questione in sospeso fino all’ultimo momento utile.

Nel frattempo controlla il proprio catalogo. Nessun prodotto è a contatto diretto con alimenti, quindi il divieto PFAS non la riguarda in prima persona. Nota però che le scatole usate per gli accessori più piccoli hanno molto spazio vuoto attorno al prodotto. Non è ancora un obbligo: sia il tetto del 50% sia i requisiti vincolanti di minimizzazione scattano dal 1° gennaio 2030. Ma il regolamento entra in applicazione ad agosto, e chi continua a spedire con formati sovradimensionati sta solo rimandando un adeguamento certo. Decide di non aspettare l’ultimo anno utile per affrontarlo.

Chiede quindi al magazzino di testare formati più aderenti al prodotto già nei prossimi mesi. Si parte dalle referenze con i volumi di spedizione più alti. Fissa un secondo confronto a fine luglio, prima della scadenza di agosto, per verificare a che punto è arrivato il fornitore con la documentazione tecnica. Non cerca di diventare un’esperta di normativa ambientale. Cerca solo risposte verificabili, con una data, da qualcuno che se ne assume la responsabilità.

Le domande che ha fatto Elena, e che puoi fare anche tu

Prima di agosto vale la pena chiamare il tuo 3PL e fare le stesse domande dirette. Ha già mappato i materiali usati per le tue spedizioni? Può darti dichiarazioni di conformità sui materiali, se richieste? Verifica l’assenza di PFAS negli imballaggi alimentari, dove serve? Ha un piano per il limite di spazio vuoto in vista del 2030? Sa già chi sarà l’autorità di controllo competente per la tua attività?

Le risposte dicono molto sulla serietà di un fornitore, più del prezzo per collo o dei tempi di consegna promessi. Un magazzino che ha già iniziato a muoversi ti toglie un pensiero che, dal 2027, avrà anche un costo preciso.

NTL Express segue l’evoluzione della normativa sugli imballaggi per conto dei propri clienti, non solo a ridosso delle scadenze. Verifica insieme ai propri fornitori di packaging la conformità dei materiali usati, dalle sostanze PFAS ai limiti sui metalli pesanti. Tiene traccia della documentazione tecnica richiesta dal regolamento, così che sia disponibile in caso di controllo. Segnala per tempo ai clienti quando un formato di imballaggio va rivisto, prima che diventi un problema operativo o economico.

Questo lavoro resta dietro le quinte quasi sempre. Diventa visibile solo quando un cliente chiede conto della propria filiera, come nel caso dell’azienda toscana di cui abbiamo parlato. L’obiettivo è che quella richiesta trovi già una risposta pronta, non un magazzino che deve rincorrere. Se vuoi un confronto sullo stato dei tuoi imballaggi attuali, scrivici prima di agosto: possiamo verificare insieme cosa serve prima della scadenza.

Domande frequenti

Il PPWR va recepito con una legge italiana?

No, il PPWR è un regolamento europeo e si applica direttamente in tutti gli Stati membri. L’Italia interviene solo su sanzioni e controlli, tramite il decreto legislativo previsto dalla legge n. 36 del 2026.

Da quando si applicano le sanzioni italiane sul PPWR?

Gli Stati membri devono comunicare a Bruxelles le sanzioni applicabili entro il 12 febbraio 2027. Fino a quella data il sistema sanzionatorio italiano specifico non è ancora formalmente operativo.

Se scelgo l’imballaggio tramite il mio 3PL, sono comunque responsabile?

Sì. La responsabilità principale ricade su chi immette il prodotto sul mercato con il proprio marchio, definito fabbricante dal regolamento. Verificare il tuo fornitore logistico resta comunque una tutela concreta.

Cosa succede alle scorte di imballaggi che ho già in magazzino?

Per il divieto PFAS, gli stock già presenti nella filiera commerciale ad agosto 2026 possono continuare a circolare. Non è previsto nessun periodo di tolleranza per le nuove produzioni successive.

Il limite sullo spazio vuoto riguarda anche chi spedisce pochi ordini al giorno?

Sì, il limite del 50% e i requisiti di minimizzazione si applicano a prescindere dal volume di spedizioni e diventano vincolanti dal 1° gennaio 2030. Il regolamento è però già in applicazione da agosto 2026: muoversi prima sui formati resta la scelta più prudente.

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